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domenica 30 giugno 2013

ECONOMIA CONDIVISA - RICCHEZZA - POVERTA'

DUE MODI DIVERSI DI CONCEPIRE L’ECONOMIA.





2Samuele 12:4

Or essendo arrivato un viaggiatore a casa dell'uomo ricco, questi, risparmiando le sue pecore e i suoi buoi, non ne prese per preparare un pasto al viaggiatore ch'era capitato da lui; ma pigliò l'agnello di quel povero uomo, e ne fece delle vivande per colui che gli era venuto in casa.

Proverbi 18:23
Il povero parla supplicando, e il ricco risponde con durezza.
Due mondi diversi, in ambito economico, il ricco che utilizza il bene del povero che a stento sopravvive, il povero che subisce la rapina per soddisfare la voglia della rappresentanza da parte del ricco.
Il ricco che si appropria delle cose degli altri per far bella figura e rispondere nel modo migliore alle vicissitudini del momento; non è difficile intravedere la stessa cosa oggi, nel nostro contesto, in relazione della redistribuzione della ricchezza.
I nostri governanti guardano sempre le tasche della povera gente per appropriarsi di quel poco che possiede.
Gli scandali che emergono ogni giorno la dicono lunga, in primis gli amministratori della cosa comune che si fanno delegare anche dai più deboli per poi appropriarsi, indirettamente, delle loro cose necessarie per la loro sopravvivenza.
Non guardano nelle proprie tasche ma in quelle degli altri, dove poter grattare del danaro imponendo delle norme moralmente contro ogni principio di equità.

 IL PROGETTO DELLA CONDIVISIONE NELL’ECONOMIA PONE ALLA  BASE IL GUARDARE PRIMA NELLE PROPRIE TASCHE E POI NELLE TASCHE ALTRUI; QUESTI SONO PRINCIPI BIBLICI CHE NON POSSONO ESSERE IGNORATI, IL MONDO CRISTIANO DEVE RIFLETTERE SU COME VIENE AMMINISTRATA L’ECONOMIA IN DETERMINATI CONTESTI.

sabato 29 giugno 2013

ECONOMIA CONDIVISA - MORALITA' - BENESSERE

UN GRANDE PENSATORE SCRIVE: “PROGETTARE DI ACCRESCERE IL BENESSERE MATERIALE NON PORTA IN ALCUN MODO ALLA CRESCITA MORALE”.
   
I Timoteo 3:3-4 “non dedito al vino né violento, ma sia mite, non litigioso, non amante del danaro, che governi bene la propria famiglia e tenga i figliuoli in sottomissione e in tuta reverenza”.
E’ sotto gli occhi di tutti la veridicità dell’affermazione sopra riportata; il benessere, alle volte, porta l’uomo a dimenticare i principi morali e si comporta non in modo cordiale con gli altri che vivono in condizioni economiche disagiate.
Governare bene la propria famiglia deve essere il primo obiettivo dei genitori nei confronti dei figli.
Non si può sperare di essere governati bene da persone che sono a capo di una famiglia dove vige il disordine e domina l’immoralità.

Si è già detto che la formazione spirituale, quindi morale, è alla base del progetto dell’economia condivisa; tale progetto non potrà avere successo se prima non vengono assimilati i principi morali biblici.
Fare propri i principi morali  biblici non significa abbracciare formalmente una religione, ma credere fermamente nel contenuto biblico.

ECONOMIA CONDIVISA

Una lettrice scrive:


Ho letto quanto sopra, e devo dire, che anche io vedo l'economia condivisa cristianamente, lasciandosi trasportare dagli insegnamenti del Cristo-partecipare, compatire-dividere-sostenersi-amarsi umilmente nella buona e nella cattiva sorte- essere esempio a quanti si disperano- mostrare di avere risorse interiori oltre che materiali- essere parsimoniosi ma attenti al bisogno del momento- informarsi di chi ha bisogno e discretamente non lo dice- insomma penso che una condivisione vada oltre le apparenze ed i bisogni materiali- dividere il pane è poca cosa, ma dividere e condividere la fraternità è divino- solamente chi ama Dio e la Sua volontà può attuarla - perché lo Spirito Santo è in chi lo cerca con cuore sincero- i miti erediteranno la terra- i puri vedranno Dio ...( A.P.)

venerdì 28 giugno 2013

ECONOMIA CONDIVISA - FRATERNITA'

QUALE E’ LA DIFFERENZA TRA L’ECONOMIA CONDIVISA E L’ECONOMIA DI MERCATO?
  
  
L’economia di mercato viene governata dalla legge sulla domanda e l’offerta.
L’economia condivisa viene governata dal sentimento di fraternità, l’amore per il prossimo è alla base d’economia di condivisione.
Una citazione biblica merita qualche riflessione in merito all’agire col sentimento e l’amore, Matteo 10:39 dove si parla di perdere e trovare la propria vita per amore.
Tutto quello che si fa per amore non viene perso, questo anche nell’economia e nel rapporto con il prossimo.
Il datore di lavoro e l’operaio operano bene se alla base del rapporto c’è il sentimento e l’amore, questo determina un clima sereno e produttivo; quando manca il sentimento e l’amore tutto viene governato dalla legge della domanda e dell’offerta e si determina un perenne conflitto, l’azienda può andare in fallimento facilmente e le conseguenze sono negative sia per il lavorato che per il datore di lavoro.

ECCO IL MOTIVO PER CUI NELL’ECONOMIA CONDIVISA VI E’ LA PARTECIPAZIONE ATTIVA DI TUTTI GLI ATTORI DEL PROCESSO PRODUTTIVO.

giovedì 27 giugno 2013

ECONOMIA CONDIVISA - REDDITO DELLE PERSONE

IN ECONOMIA, SPESSO SI PARLA DI REDDITO NAZIONALE, REDDITO MEDIO, E NON DEL REDDITO EFFETTIVO DELLE PERSONE.



Il termine più usato è il reddito medio, questo termine non fotografa la reale distribuzione del reddito ma una media; una persona mangia tutti i giorni gelato e ne consuma 20 Kg., un’altra non mangia alcun gelato, in questo caso la media è 10 Kg./persona anno.
Quindi tutti consumano 10 kg. di gelato all’anno.
La persona che ne consuma 20 kg. viene agevolata perché non viene messa in evidenza la sua golosità, mentre chi non ne mangia affatto gli viene attribuito un consumo di 10 Kg. /anno.
Se fra queste persone qualcuna non si può permettere di comprare il gelato per mancanza di soldi viene ulteriormente penalizzata dalla media in quanto il suo stato di disaggio viene occultato.
Sarebbe meglio pensare di analizzare il reddito pro capite locale e suddividerlo per fasce sociali.
Così potrebbe venir fuori il divario fra veri ricchi e veri poveri, in tal modo si potrebbe aver  l’indice della miseria di alcune fasce sociali.
Più è grande il divario fra le due fasce estreme più grande è il potenziale malcontento e quindi anche il potenziale conflitto locale e nazionale.
Il reddito basso non è frutto ideologico o morale, ma potere d’acquisto e quindi capacità di spesa che determina il tenore di vita.

NEL PROGETTO DELL’ECONOMIA DI CONDIVISIONE  SI MIRA A RIDURRE A MINIMO IL DIVARIO DEL POSSESSO DELLA RICCHEZZA FRA LE VARIE FASCE SOCIALE PER POTER CONCRETIZZARE LA FRATERNITA’ BIBLICA.

mercoledì 26 giugno 2013

ECONOMIA CONDIVISA - BIBBIA

RINNOVAMENTO DELLA MENTE – SENTIMENTO – ANIMA.

 Matteo 5:1-16; Romani 12:2.
Qualcuno ha osservato che spesso vengono fatti richiami biblici, ma dimentica che il progetto dell’economia della condivisione è basato sulle Sacre Scritture.
I grandi pensatori di tutti i tempi hanno fatto riferimento al testo per eccellenza che è la Bibbia.
Nei brani citati si parla delle beatitudini e del rinnovamento della mente, cose necessarie per poter capire un’economia che non sia basata sulla legge della domanda e dell’offerta.
Questa legge non ammette che nell’uomo ci sia il sentimento e l’anima, l’economia di mercato non può coesistere col sentimento e l’amore; dipende dall’individuo se vuole far prevalere l’accumulo dell’avere a discapito del prossimo debole ed indifeso.
Questo tipo economia proietta il meno furbo alla miseria, la furbizia praticata nell’economia può essere anche una rapina ai danni degli altri, quindi l’etica e la morale vanno a farsi benedire, se questo succede anche il cristianesimo è di forma e non di fatto.
IL PROGETTO DELL’ECONOMIA CONDIVISA E’ RIVOLTO A CRISTIANI, VERI E NON DI NOME, LA CUI ETICA RISPECCHIA GLI INSEGNAMENTI DI GESU’.


L'ECONOMIA DI CONDIVISIONE - DEMOCRAZIA

CONCETTO DI DEMOCRAZIA NELL’ECONOMIA  CONDIVISA.

  
Quando si parla di democrazia, la prima domanda è: che tipo di democrazia?
In questo caso dobbiamo parlare di democrazia nell’ambito dell’economia condivisa.
In generale, economia significa potere contrattuale e conflittualità, questo perché prevale l’egoismo e non l’altruismo.
Se vi è conflittualità ed egoismo l’economia condivisa non può aver luogo perché i contesti sono incompatibili.
Si può dedurre che dalla condivisione scaturisce la vera democrazia perché non c’è la violenza ed il diritto prevale sul potere, si garantisce il l’eguaglianza e la giustizia al più debole.
La democrazia non può esistere dove ci sono fame e miseria, lusso e privilegi; un chiaro indicatore dello sfruttamento del forte o prepotente sul debole indifeso.

IL PROGETTO DELL’ECONOMIA CONDVISA SORGE PER ELIMINARE QUESTO STATO DI COSE. 

martedì 25 giugno 2013

ECONOMIA CONDIVISA - BIBBIA

PARABOLA DEL VIGNAIUOLO- SALARIO
Un lettore scrive:

  
  


La situazione descritta nella parabola dei lavoratori nelle diverse ore era molto familiare per gli ascoltatori originali. L’impostazione presuppone delle difficili situazioni economiche. Molti lavoratori a giornata si facevano trovare nella piazza sperando di essere assunti per un giorno di lavoro. Molti ascoltatori di Gesù potevano facilmente collegare questi lavoratori alla loro difficile situazione di vita. Essi sapevano quello che provavano i lavoratori a giornata perché molti di loro avevano avuto esperienze simili. Questi lavoratori stavano all’estremità più bassa della struttura economica. Ricevevano un salario minimo per un lavoro sporadico. Essi cercavano di tirare avanti la famiglia con i lavori più svariati che potevano fare durante il giorno. Al tempo del raccolto, la situazione era migliore perché i proprietari avevano fretta di effettuare la raccolta in tempo e c’era dunque più lavoro.

     La paga per il lavoro di un giorno era un denaro. Questa paga minima era sufficiente per soddisfare le necessità giornaliere della famiglia. Il pagamento veniva effettuato alla fine di ogni giorno lavorativo (vedi Lev.19:13).

     Il conflitto della storia è una controversia salariale. Gesù si è servito di questo argomento economico per catturare l’attenzione della gente. Le domande sulla questione di un giusto salario e il disaccordo sulla paga era un invito agli ascoltatori ad essere coinvolti nella risoluzione del conflitto. I lavoratori della parabola sono arrabbiati con il padrone di casa. Egli ha assunto dei lavoranti al mattino presto, ma sicuramente, per poter finire il lavoro ne ha assunti altri durante il corso della giornata. Addirittura ha preso dei lavoratori anche all’undicesima ora, quasi alla fine della giornata lavorativa. È la necessità del raccolto che determina il bisogno di manodopera aggiuntiva.

     Alla fine della giornata, il ricco proprietario ha pagato ai lavoratori il lavoro che hanno svolto. Il pagamento veniva fatto su base giornaliera. Come ci dice la parabola, il proprietario ha assunto i successivi operai con la promessa di dare loro quello che era giusto. La storia acquista vivacità quando il proprietario dice al suo fattore di pagarli cominciando dagli ultimi fino ai primi. Questo particolare stimola l’interesse degli ascoltatori. Quello che passava per la testa dei lavoratori che hanno lavorato tutta la giornata non poteva sfuggire al pubblico. Questi lavoratori si aspettavano più denaro. Quando hanno visto i ritardatari ricevere paga piena, volevano di più. Dopo tutto, essi hanno portato il peso della giornata e il caldo del pomeriggio. Contrariamente a tutte le loro aspettative, però, ricevono soltanto un denaro, la paga di un giorno di lavoro. La storia si riempie di tensione e l’accento viene messo proprio sulla disputa salariale.

     Per la maggior parte degli standard di giustizia, il padrone di casa è stato ingiusto. La ragione e la giustizia avrebbero dettato una di queste due azioni: avrebbe dovuto pagare di più i lavoratori assunti al mattino presto, o avrebbe dovuto pagare di meno gli altri perché hanno lavorato di meno. Quando i primi lavoratori hanno visto che gli ultimi arrivati ricevevano la paga di un giorno pieno, essi hanno incominciato a sperare di ricevere una paga extra. Ma questo non è avvenuto. Il proprietario ha dato la stessa paga a tutti. Il paradosso e l’ironia della parabola sono visti nel fatto che il proprietario è giusto. Egli dà a ciascuno quello è giusto. Questo elemento shock della parabola sfida ogni logica. Sembra proprio non esserci giustizia. Molti avrebbero voluto discutere con Gesù se il proprietario è stato giusto e onesto nei sui affari.

     Non sorprende che gli operai che hanno lavorato tutta la giornata si lamentano. Come può il proprietario giustificarsi di dare la stessa paga a tutti? Questi uomini avevano previsto un compenso aggiuntivo dopo aver visto che gli ultimi arrivati erano stati pagati così bene. Ma quando è venuto il loro turno, sono rimasti delusi.

     Nella difficile economia del periodo, i lavoratori che avevano avuto la fortuna di lavorare sin dal mattino, si sarebbero dovuti rallegrare della generosità del proprietario. Dopo tutto, i lavoratori che stavano ancora nella piazza sperando che qualcuno li chiamasse per un lavoro, avevano la stessa responsabilità economica per le loro famiglie. Un denaro avrebbe soddisfatto le loro necessità. Invece di identificarsi con le loro necessità e con la nobile generosità del proprietario, la loro avidità ha fatto si che chiedessero un compenso maggiore di quello che avevano concordato all’inizio della giornata. Il proprietario era giusto – ma non secondo gli standard accettati.


Shalom

Argentino Quintavalle





lunedì 24 giugno 2013

ECONOMIA CONDIVISA - 3° STADIO


NELL’ECONOMIA DI CONDIVISIONE IL 3° STADIO RIGUARDA L’ECONOMIA DI SERVIZIO.



Nell’economia di servizio i diritti personali sono sostituiti dai doveri relativi alla regolazione della vita.
La scala dei valori serve a misurare il benessere degli altri piuttosto che il proprio piacere.
La persona deve essere creativa e deve cercare di realizzare in prima persona esperimenti su piccola scala.
Ciò è possibile se sentiamo come nostri i bisogni altrui più che i nostri, occorre avere il senso materno o paterno nella protezione degli indifesi e far propria l’intera famiglia umana.
Grazie a questo spirito di servizio possiamo trovare una soluzione ai mali di cui soffre la nostra società in momento particolare di crisi economica.
I nostri governanti dovrebbero provare sulla propria pelle le conseguenze dell’attuale crisi e privarsi dei privilegi .

L’ECONOMIA DELLA CONDIVISIONE DEVE VALERE ANCHE PER LORO ALTRIMENTI SIAMO IN PRESENZA DI UNA ECONOMIA PARASSITARIA CHE AGGREDISCE I PIU’ DEBOLI, IN VIOLAZIONE DEI PRINCIPI CRISTIANI.

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Per chi vuole conoscere Kumarappa:    Un uomo semplice dal pensiero elevato, di Rocco Altieri - alcune righe della presentazione(1/12)



(1) Kumarappa, chi è costui? In Italia, anche nel mondo che ruota intorno alla cultura della nonviolenza, la figura di Kumarappa è poco conosciuta.
Eppure, ancora oggi in India lo si ricorda come “l'economista di Gandhi”[1]. Diversi sono gli studi[2] dedicati al suo pensiero e, recentemente, è uscita un'esauriente antologia[3] dei suoi scritti principali.
Esiste anche una fondazione che porta il suo nome[4].
Le sue analisi, a distanza di 60-70 anni da quando sono state elaborate, risultano tuttora illuminanti, soprattutto in un periodo di grave disorientamento e instabilità mondiale. Si resta stupiti dalla sua chiarezza esemplare nel cogliere i punti di crisi dell'economia moderna e nell'indicare le soluzioni razionali e nonviolente per trascenderli.




[1]    Cfr. M. Lindley, J.C. Kumarappa: Mahatma Gandhi's Economist, Mumbai, Popular Prakashan, 2007.
[2]    Cfr. la bibliografia inclusa alla fine del testo.
[3]               P. Bandhu (a cura di ), Back to Basics: J. C. Kumarappa Reader, Udhagamandalam,  the Nilgiris District of Tamil Nadu (India), Odyssey, 2011.
[4]             Kumarappa Institute Of Gram Swaraj, http://www.kigs.org/

domenica 23 giugno 2013

ECONOMIA DI CONDIVISIONE - VARI STADI

ALLE VARIE ECONOMIE SI POSSONO ATTRIBUIRE TRE STADI – Primitivo, moderno, avanzato.
Questi tre stadi caratterizzano l’economia di un popolo ed il relativo sviluppo in un determinato periodo.


Non si può parlare di sviluppo economico se non si mette in conto lo sviluppo culturale in un contesto locale.
Non si deve dimenticare che sviluppo economico e culturale sono le due facce della stessa medaglia.
E’ il solito cane che si morde la coda, ma allora da dove si deve iniziare?
Non c’è ombra di dubbio che si deve iniziare da quello culturale, per questo occorre che gli uomini di buona volontà e ben pensanti devono mettersi al servizio dei più deboli per farli progredire nella conoscenza.
L’informazione e la formazione è basilare per lo sviluppo economico.

IL PROGETTO DELLA ECONOMIA CONDIVISA VUOLE PERCORRERE TRE TAPPE (PER LA VERITA’ SAREBBERO 4), L’INFORMAZIONE, LA FORMAZIONE SPIRITUALE (CULTURALE)  E TECNICA, LAVORO E PRODUZIONE.

ECONOMIA CONDIVISA - PRINCIPI BIBLICI

ECONOMIA DI CONDIVISIONE PRATICA





Un lettore ha proposto di passare dalla teoria alla pratica facendo arrivare sulla nostra tavola frutta proveniente dalla Amazzonia o Sud America, le bacche di acai.
Il progetto della economia condivisa mira a valorizzare i prodotti locali e, nel limite del possibile, pensare ad una filiera cortissima tra produttore e consumatore senza la intermediazione degli speculatori di turno ed a breve distanza.
Siamo disponibile a valutare la cosa solo se in Italia non vi sono prodotti equivalenti ed il rapporto si instaura tra produttore e consumatore mediante un mezzo di trasporto autogestito tra produttore e distributore finale nel rispetto dei principi biblici.

In questo progetto non potrà avere spazio l’economia parassitaria, predatoria, dell’impresa e gregaria, ma  solo l’economia di servizio; gli speculatori non li volgiamo.

ECONOMIA DI CONDIVISIONE SECONDO KUMARAPPA - UN LIBRO PIACEVOLE DA LEGGERE

UN LIBRO INTERESSANTE DA LEGGERE CON ATTENZIONE PER CAPIRE IL CONCETTO DELL'ECONOMIA DI CONDIVISIONE CHE AVEVA UN ECONOMISTA INDIANO DEL SECOLO SCORSO.


Rocco Altieri

L'economista del Mahatma Gandhi ci  spiega i mali  dell'economia moderna e come curarli  in modo equo e nonviolento.
Un libro, quindi, non solo di denucia, ma che indica con chiarezza le alternative, che ridà speranza e voglia di agire.
Kumarappa è stato l'economista di Gandhi, il suo più stretto collaboratore nel tracciare le linee di un programma economico nonviolento.




ECONOMIA CONDIVISA - LA BIBBIA

Un lettore scrive:

Sebastiano, leggo tutti i contributi al tuo blog, alcuni davvero interessanti. Io sono uno molto impegnato, non sto nemmeno a farti l'elenco dei molteplici impegni che ho. Sembrerà strano, ma avrei difficoltà a contribuire seriamente al blog, comunque molto interessante e che ti invito a curare come fin'ora hai fatto... a presto, Francesco. DTB


ECONOMIA DELLA CONDIVISIONE - PRINCIPI BIBLICI

UN LETTORE SCRIVE:


Ho letto un po' il tuo blog, e devo dire che ammiro il fatto che tu parli di Dio è non parli di religione. Credo che sia proprio questa la strada da intraprendere, diffondere la parola, non le religioni.
Per quanto mi riguarda, la mia fede è un po' traballante.
Sono una persona molto razionale, ma mi rendo anche perfettamente conto che, di fronte all'universo sono un misero granello di polvere, insignificante, e quindi, pur essendo abbastanza pragmatico nella vita, so con certezza (scusa il gioco di parole) di non sapere nulla.
Noi ci rendiamo conto di quello che ci circonda tanto quanto un microbo può comprende il mondo dell'essere vivente che lo ospita. 
Quindi sulla fede non mi esprimo, non saprei dirti che credo ciecamente in Dio, ma nemmeno che non ci credo. Però credo una cosa, che gli insegnamenti di Gesù, come di altre grandi figure spirituali come  e altri profeti, siano la via per un mondo migliore.La filosofia che questi profeti diffondevano nel mondo, è sicuramente qualcosa di superiore, di divino. Perché in 2000 anni non siamo riusciti a metterla in pratica, anzi, andiamo addirittura nella direzione opposta.
I presagi dell'apocalisse di Giovanni si stanno avverando.
Il mondo è tornato ad essere una vera e propria Babilonia, e se non si ravvede SUBITO, non servirà l'intervento divino, ci penseranno gli esseri umani a sterminarsi da soli. La parola di Dio è dei vari profeti sicuramente è la strada da seguire, ma noi esseri umani... Siamo troppo egoisti, avidi, crudeli per riuscire a resistere alle tentazioni malvagie.
Come in una crescita spirituale, l'umanità dovrà affrontare le conseguenze dei suoi peccati, e forse dopo, potrà progredire verso la direzione giusta.
Come un bambino che diventa adulto, deve imparare sulla sua pelle le conseguenze del menefreghismo, dell'indifferenza, dell'avidità, della sete di potere.
E in tutto questo ci sono anche le religioni stesse, in primis la Chiesa Cattolica, ma anche le altre non sono da meno.
Per questo credo che il tuo modo di affrontare la cosa sia quello giusto.
Niente religioni, solo dialogo diretto con Dio.
In fondo, nessun profeta a mai detto che per chiamare Dio servisse il telefono, giusto?
Si può parlare con Dio in presa diretta, senza nessun tipo di tramite. 

sabato 22 giugno 2013

ECONOMIA DELLA CONDIVISIONE SECONDO I PRINCIPI BIBLICI

Parabola dei lavoratori delle diverse ore.



Matteo 20:1-16.
1 Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
 2 Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna.
3 Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati,
4 e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”.
5 Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto.
6 Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”.
7 Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
8 Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i
lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”.
9 Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
10 Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro.
11 Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone
12 dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati
come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
13 Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro?
14 Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te:
15 non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
16 Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Questa parabola può avere, come tutte le parabole, più sfaccettature nella sua interpretazione.
Un lettore ha osservato che l’unica interpretazione è quella spirituale e trascura che trattasi di una similitudine; Gesù si esprimeva spesso in parabole per farsi capire anche dai non dotti del tempo, era un linguaggio alla portata di tutti gli ascoltanti.
La similitudine non è identicità, una cosa può essere simile ma non autentica.
Una firma su un documento può essere simile ma non autentica e questo può generare delle confusioni.
Il lettore dovrebbe riflettere su questa diversificazione altrimenti si possono dare letture diverse alle cose.
In questo racconto emergono delle figure molto importanti: il padrone, l’operaio, la paga.
L’oggetto del contendere è paga come metro di valutazione delle prestazioni che secondo un concetto comune a tutti deve essere proporzionale alle ore di lavoro.
La contestazione sorge quando ci si accorge che l’equazione paga/ore di lavoro è diversa fra gli operai.
Una lettura superficiale porta alla determinazione che si è in presenza di un comportamento iniquo da parte del padrone.
Questo potrebbe scandalizzare il lettore poco attento ad una lettura più profonda del contenuto che non è basato sulla prestazione in se per se ma al soddisfacimento dei bisogni della persona; l’individuo non è una macchina che consuma se lavora, le unità energetiche necessarie all’uomo per vivere sono indipendenti dal lavoro (anche se quando si  lavora occorrono maggiori unità energetiche), i bisogni essenziali non sono proporzionali al numero delle ore lavorative.
Il senso della fratellanza interviene per sopperire i bisogni e dare la giusta dignità e valore alla vita di ciascuno.
E’ da sottolineare l’affermazione: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”.
Non siamo in presenza di una economia parassitaria o predatoria, ma di una economia di servizio che proietta l’uomo alla condivisione dove vige l’equità per soddisfare i bisogni di tutti; questa è fratellanza secondi gli insegnamenti di Gesù.

L’ECONOMIA CONDIVISA E’ SINONIMO DI FRATELLANZA SECONDO I PRINCIPI BIBLICI.

ECONOMIA DELLA CONDIVISIONE

Un lettore scrive:

Anche se mi sento piuttosto lontano da concetti di tipo cristiano in ambito di potere temporale (se penso alla chiesa dell'ultimo ventennio...) mi trovo estremamente d'accordo con il concetto dell'egoismo e aggiungerei che l'avidità oltre che l'egoismo ha generato quello che accade tutti i giorni nel mondo globale.
Siamo nell'era dello sharing ma vediamo come i poteri forti del danaro in virtù della loro avidità e del loro egoismo, mettano in un collettivo disastro intere nazioni.
Se non si diffonderà il concetto che la condivisione e una adeguata forma di capitalismo collettivo sono un bene per tutti non potremo mai vedere uscire dal loop nel quale ormai dal 2004/2005 in varie forme ci stiamo trovando tutti. L'alternativa è la catastrofe purtroppo perché questa avidità non guarda al futuro, non gliene importa nulla del futuro.
come qualcuno di molto autorevole diceva: il futuro sarà una gara tra il progresso e la catastrofe.


venerdì 21 giugno 2013

ECONOMIA DI CONDIVISIONE - DIVERSE ECONOMIE

IN NATURA E NEL REGNO ANIMALE C’E’ L’ECONOMIA DELLA PERMANENZA CHE DOMINA.
Sorge spontanea una domanda, l’economia della permanenza è applicabile anche nell’umana convivenza?

A mio avviso occorre una profonda rivoluzione culturale per poter capire ed applicare questo tipo di economia, fino a quando l’egoismo dell’uomo prevale sullo spirito di servizio verso gli altri ciò non è possibile.
Fino a quando il dio denaro è il fine ultimo dell’esistenza questo tipo di economia avrà poca possibilità di successo.
Eppure solo questo tipo di economia può proiettare l’umanità verso la nonviolenza e la pace fra i popoli, ma prima dobbiamo essere noi convinti di seguire questa direttiva per raggiungere tale scopo.
In una lettera ai Romani 1:26-27 si legge: “Perciò Iddio li ha abbandonati a passioni infami: poiché le loro femmine hanno mutato l’uso naturale in quello che è contro natura, e similmente anche i maschi , lasciando l’uso naturale della donna, si sono infiammati nella loro libidine gli per gli altri, commettendo uomini con uomini cose turpi, e ricevendo in loro stessi la condegna mercede del proprio traviamento”

IN GENERALE, LA PERMANENZA (rispetto del ciclo naturale) DEVE PARTIRE DALL’UOMO O DONNA PER POI PENSARE A QUESTO TIPO DI ECONOMIA; L’ECONOMIA DELLA CONDIVISONE E’ SU QUESTA STRADA.

PROGETTO DI ECONOMIA CONDIVISA

Un lettore scrive:



Sarebbe bello e poi in questi tempi, io penso che il sistema politico sta crollando, anzi già lo è, vedi che non investe più nessuno nel lavoro, la disoccupazione dilaga, i tg non ne parlano, stiamo andando verso i tempi della tribolazione, i credenti si dovrebbero organizzarsi ideare qualcosa che faccia da sostegno alle famiglie che non hanno più il lavoro. Ma questa economia condivisa e solo teoria? o già e istituita?
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Siamo in fase istituzionale, abbiamo tenuto un convegno nazionale l’anno scorso ed è in programma uno per quest’anno

giovedì 20 giugno 2013

ECONOMIA DI CONDIVISIONE - ECONOMIA DI SERVIZIO

IN CHE RAPPORTO STANNO L’ECONOMIA DELLA CONDIVISIONE CON L’ECONOMIA DI SERVIZIO?

Kumarappa fa delle ricerche nell’ambito dei villaggi e scrive:

(1)    L’economia di servizio è la forma più elevata di economia in natura, molto evidente nel rapporto fra i cuccioli e i loro genitori. La madre va a trovare il cibo ai figli e li difende, come può, dai nemici esterni a rischio della vita. A causa del suo amore materno, agisce disinteressatamente. In questo atteggiamento si prefigura l’economia nonviolenta dove prevale l’altruismo sull’egoismo personale.

(2)            Esempio tipico: un attivista sociale. Egli è motivato dal bene degli altri anche a discapito del proprio interesse. Il senso del dovere prevale sul diritto proprio che non viene invocato.
(3)            Tutto si basa sull’amore e dal desiderio di servire senza ricompensa.  Questo proietta il contesto alla non violenza e alla pace; ecco che siamo in un contesto economico permanente (bassa conflittualità ed equità economica).
Da queste considerazioni emerge che l’economia egoistica è fonte di conflittualità e proietta la collettività nella sperequazione ed instabilità economica.
IL PROGETTO DELL’ECONOMIA CONDIVISA MIRA A DARE STABILITA’ AL BENESSERE ECONOMICO.

QUESTO E’ POSSIBILE SE SI CREANO ATTIVITA’ PRODUTTIVE ADEGUATE CON LA PARTECIPAZIONE DI TUTTI GLI INTERESSATI.

ECONOMIA CONDIVISA - OPINIONE DI UNA LETTRICE

Una lettrice scrive:



Con il termine famiglia si definisce un concetto obsoleto. Molte famiglie hanno vissuto una separazione e pertanto sono famiglie separate, di conseguenza anche l'economia subisce una separazione con le relative conseguenze, sia in negativo che in positivo.

ECONOMIA CONDIVISA - PRECISAZIONI

Alcuni lettori scrivono cose che riguardano le religioni.

In questo blog. non si parla di religioni ma di fede in Dio, la precisazione serve per evitare la confusione tra religione e fede in Dio.
Non ho alcuna intenzione di parlare delle varie religioni.
Quello che conta non è la religione ma la fede in Dio. La base di riferimento è la bibbia come parola non da uomini fallaci.
Il cristiano è chiamato a seguire gli insegnamenti di Gesù e non le varie regole religiose, il perdono dei peccati e la salvezza si può avere solo per mezzo della Sua grazia.

ECONOMIA CONDIVISA - ECONOMIA GREGARIA - VIOLENZA - CONDRADDIZIONE

Due lettrici scrivono:

Adulti violenti sono bambini che hanno visto violenza, anche nelle piccole forme, un adulto violento è la conseguenza della sua infanzia, tutto dipende da come il bambino vive la sua infanzia, se la vive nell’ insegnamento della violenza allora sarà una adulto arrabbiato violento...lo stesso freud lo diceva che nei primi anni di vita il bambino attraversa diverse fasi di crescita che contribuiscono in modo determinante a formare quello che sarà il suo carattere da adulto.

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Concordo.
Sono i genitori a definire il proprio figlio.

Il temperamento è un fatto genetico ed i genitori sono chiamati a smussare le parti spigolose, non è facile capire e non è facile educare per questo è necessario un aiuto esterno.